Come rilanciare uno dei classici tra i design di moto (con la benedizione di Steve McQueen)

Di Drew Turney
- 23 ott. 2018 - 5 Min. Tempo Di Lettura
motorcycle design husqvarna svartpilen 701
KISKA ha concepito questa Svartpilen 701 come la versione successiva dell'emblematica 1955 Silverpilen di KTM, proprietaria di Husqvarna Motorcycles. Per gentile concessione di Schedl R.

Come ti sentirai dire da qualunque persona che si rispetti operante nel mondo della pubblicità, il segreto delle vendite risiede nel creare un legame emotivo. Se offri un prodotto negli ambiti del lifestyle e della moda, oppure un bene aspirazionale, allora non stai vendendo un prodotto, ma un’emozione.

KISKA comprende questo concetto, come pochi altri studi di design industriale; motivo per cui ha rappresentato la scelta perfetta per il rilancio e la reinterpretazione dell’emblematica moto Silverpilen (Silver Arrow). KISKA, in quanto progettista di KTM (proprietario del marchio Husqvarna, costruttore della Silverpilen), ha preso ispirazione dalla moto originale del 1955 per creare due nuovi fantastici modelli, la SVARTPILEN (Black Arrow) e la VITPILEN (White Arrow).

E proprio come spiega il direttore del design Craig Dent, le emozioni sono il linguaggio comune. “Se i nostri prodotti non suscitano una reazione emotiva nei nostri clienti, allora significa che non stiamo facendo un buon lavoro”, commenta dall’ufficio aziendale in Austria. (KISKA ha anche sedi in Germania, Stati Uniti, Cina e conta oltre 230 progettisti.)

Provocatoriamente, Dent e il suo team di progettisti spingono il proprio sguardo ben oltre l’oggetto che hanno davanti. Il risultato? I modelli SVARTPILEN e VITPILEN rispecchiano ampiamente il processo di KISKA di dare forma all’intera esperienza e al marchio che sta dietro al prodotto.

“È un’unica, grande storia. È il modo in cui tutto si incontra”, spiega Dent. “È proprio questo che intendiamo offrire a tutti i nostri clienti, non un semplice ritocco a un prodotto da aggiungere alla gamma dei desideri. Siamo troppo curiosi del marchio per farlo e, il più delle volte, finiamo per buttarci a capofitto, analizzando e mettendo in discussione tutto ciò che rappresentano”.

Scavare in profondità per arrivare alle stelle

Ma come facciamo a rimanere sognatori ad occhi aperti se continuiamo a scontrarci con le realtà economiche e pratiche, come un termine di consegna incombente o la corsa per la creazione di un pezzo che sia bello e funzionale?

“Hai appena riassunto perfettamente la nostra attività di lavoro quotidiana”, così Dent descrive la sfida di mantenere una visione d’insieme. “Spetta a me distogliere l’attenzione dai particolari. In altre parole, anche se i nostri team stanno lavorando agli aspetti pratici del progetto, è importante chiederci se questi collimano con la nostra visione di quel marchio, e se le soluzioni proposte dal team di ingegneri continuano a tenere in considerazione il design emotivo. Se fossimo seduti davanti alla porta d’ingresso dello studio di ingegneri di KTM e ci limitassimo a un ciao ogni giorno, perderemmo di vista la reazione emotiva che intendiamo suscitare, optando direttamente per la soluzione più facile. Mantenere una certa distanza ci consente di seguire un approccio olistico”.

motorcycle design silverpilen
Questa VITPILEN 701 (White Arrow) è uno dei due modelli KISKA progettati come rivisitazione della 1955 Husqvarna Silverpilen. Per gentile concessione di Mitterbauer H.

Il passato, oggi

Perché si è deciso di rilanciare proprio la Silverpilen? Gli anni Cinquanta e Sessanta sono stati gli anni d’oro di Husqvarna. Negli ultimi anni, il marchio è passato tra le mani di numerosi proprietari, ma nessuno di questi l’ha trattato con particolare cura. Durante gli anni d’oro, però, il marchio era il paradigma del cool; aggiudicandosi il primo posto nelle gare motociclistiche di tutto il mondo e trasportando addirittura Steve McQueen, rendendo la star più cool del cinema, ancora più cool.

Il design e l’ingegneria di quell’epoca erano ciò che Dent chiama “semplicità e linearità che seducono”. “Siamo affascinati dalla bellezza meccanica dei prodotti di quegli anni”, spiega Dent. “Ti basta guardare il prodotto per capirlo, per sapere immediatamente cosa ti offre e come puoi usarlo. È qualcosa di entusiasmante. Nel mondo in cui viviamo oggi è facile limitarsi a coprire qualcosa, cercare di avvolgere tutto quello che ci viene dato dagli ingegneri in una sorta di maschera. Non è cool“.

KISKA, al contrario, segue quello che Dent chiama “approccio ribaltato”, che consiste nell’osservare da vicino il prodotto, fino in profondità, per poi ideare un’architettura che ne esprima la semplicità essenziale. “Siamo stati fortemente ispirati dall’approccio genuino e autentico di queste moto”, aggiunge Dent. “Ed è proprio questo che abbiamo tentato di fare, ricorrendo a un’interpretazione, un’architettura e una procedura moderna per unire tra loro le cose”.

Processo moderno, ispirazione classica

L’approccio di KISKA, in cui la reazione emotiva rappresenta il punto nodale costante, non è impresa facile. L’azienda, però, ha trovato le tecniche e gli strumenti giusti per realizzare i modelli SVARTPILEN e VITPILEN, non perdendo mai di vista l’obiettivo.

Tutto ha inizio con degli schizzi a matita su carta. I progettisti fanno spazio sulla scrivania e nella propria agenda di lavoro, si infilano le cuffie e si isolano per tre o quattro ore: è qui che avviene la magia, spiega Dent. Sono alla ricerca di un risultato originale e innovativo che faccia scaturire emozioni, sia all’interno dell’azienda che nei clienti.

Il passo successivo consiste nel realizzare questi schizzi in CAD, e Alias di Autodesk rappresenta, secondo Dent, il software ideale per convertire gli schizzi 2D in progetti 3D. Per suscitare emozioni, però, anche un’immagine 3D su uno schermo piatto sarà riduttiva.

motorcycle design Vitpilen 401 Aero
L’idea di KISKA è stata quella di combinare la semplicità rétro con un’architettura lungimirante, come testimoniato dalla VITPILEN 401 Aero. Per gentile concessione di Schedl R.

A questo punto il modello 3D viene integrato in un prototipo di design. I dati comparati dal software CAD vengono convertiti in percorsi utensile con il software CAM di Autodesk. La fresa interna all’azienda KISKA lavora i codici G risultanti per creare il modello in argilla, il quale, a sua volta, viene modellato con cura e ultimato con un’attenzione tale per i dettagli, da andare a rappresentare la base per l’ultima fase di progettazione prima della produzione.

Una volta assunti i colori giusti e le dimensioni reali, il prodotto viene scannerizzato a una risoluzione molto alta e i dati vengono reinseriti nel workflow del CAD, dove le superfici e i volumi vengono riprodotti rispettando con esattezza le specifiche tecniche.

Per questo processo ci si avvale anche della realtà virtuale (VR). Con l’importazione dei dati 3D in un sistema di realtà virtuale, l’utente è in grado di visualizzare, ruotare ed esaminare il design da ogni angolo, avvicinandosi il più possibile a un prodotto finito nella realtà, prima di passare alla fase di fresatura.

A un occhio non allenato, molti modelli di moto oggi potrebbero sembrare appena usciti dai manga (e non c’è da stupirsi, considerando che nel 2014, tre delle quattro posizioni al vertice del mercato americano erano occupate da case motociclistiche giapponesi), con le personalità dei marchi espresse attraverso colori vivaci, rivestimenti in plastica e meccanica computerizzata.

Il design dei nuovi modelli Husqvarna appare come una dichiarazione di posizionamento, lontana da quell’estetica; un aspetto di cui Dent dice di poter parlare all’infinito.

“Nell’ultimo periodo abbiamo assistito a numerose reinterpretazioni delle moto classiche sul mercato”, commenta Dent. “La Husqvarna, però, ha sempre svolto un ruolo pioniere, e noi vogliamo essere lungimiranti, invece che limitarci a rievocare il passato. Mentre gli altri hanno cercato di creare moto dal design rétro, noi abbiamo preferito seguire un approccio avanguardista, estremamente minimalista e progressista, mantenendo comunque la semplicità tipica dei prodotti di quell’epoca”.

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