Barovier&Toso porta la soffiatura del vetro nell’era del Digital Design

Di Drew Turney
- 12 gen. 2018 - 4 Min. Tempo Di Lettura
Il lampadario Taif, Barovier&Toso
Il lampadario Taif, progettato da Angelo Barovier nel 1980, è un'icona Barovier & Toso. Per gentile concessione di Barovier&Toso.

Qual è l’azienda tecnologica presente sul mercato da più tempo? Google festeggerà il suo 20° anniversario il prossimo aprile. Se Apple o Adobe fossero persone, sarebbero abbastanza grandi da avere figli adolescenti. IBM nasce dalla metamorfosi della originaria  Computing Tabulating Recording Company, costituita nel 1911.

Ma quante aziende, e non solo tecnologiche, sono state fondate nel 1295?  Chi può vantare questo primato? L’azienda veneziana Barovier&Toso crea oggetti d’arte di vetro utilizzando le tradizionali tecniche di soffiatura del vetro da quando Marco Polo è tornato dai suoi viaggi in Cina. Ma può un’azienda di questo tipo diventare tecnologica?  Barovier&Toso l’ha fatto, innovando continuamente i suoi metodi creativi e l’ultima è la progettazione digitale in 3D.

Ma perché un’azienda che sa quello che fa e lo fa bene (da più di 700 anni) dovrebbe cambiare qualcosa?  Secondo Sara Pedrali, Head of Design di Barovier&Toso, si tratta di qualcosa di più di un metodo che resiste al tempo che passa. “Se nel corso degli anni siamo sempre stati in vetta, è proprio perché siamo stati in grado di rinnovarci e tenere il passo con i tempi”, afferma. “Utilizziamo le nuove tecnologie per preservare la tradizione”.

Tradizionalmente, i designer del vetro abbozzavano a mano su carta lucida lo schizzo di una lampada, di un lampadario o di un pezzo decorativo per poi presentarlo ai potenziali clienti.  Questa tecnica però produce una rappresentazione piatta, che richiede immaginazione quando si tratta di colori, materiali e così via.

Questo non vuol dire che il vecchio modo di lavorare non sia una forma d’arte in sé. Barovier&Toso ha conservato nel tempo molti dei suoi progetti, compresi quelli creati dal direttore artistico e successivamente proprietario dell’azienda, Ercole Barovier (1889–1974), che utilizzava carta e matita negli anni ’30, periodo di massimo splendore. L’azienda dispone di una biblioteca di oltre 25.000 disegni fatti a mano.

Ma i tempi cambiano, e oggi la vetreria può essere concettualizzata ed elaborata all’infinito in un modello digitale prima della produzione, proprio come il processo di progettazione utilizzato per gli edifici, i loghi e altro ancora. Sara Pedrali e i suoi colleghi e collaboratori utilizzano Autodesk Fusion 360 per la progettazione, la visualizzazione, la simulazione e la fabbricazione, un software in grado di centralizzare i dati di progettazione per ottimizzare il flusso di lavoro.

“Il nostro punto di forza consiste nel poter personalizzare quasi tutti i prodotti del nostro catalogo in termini di colore e dimensioni”, afferma Sara Pedrali. “Ogni prodotto viene realizzato esclusivamente per uno specifico cliente”. Il principale vantaggio offerto dalla progettazione 3D è rappresentato dal fatto che l’azienda è in grado di progettare, modificare e presentare i propri prodotti in un arco di tempo più breve che mai.  Non solo, il designer può rappresentare tutte le opzioni di produzione disponibili, insieme a un rendering del prodotto finale nell’ambiente o nello spazio in cui apparirà, perfezionandone ulteriormente l’applicabilità.

I mercati di Barovier&Toso includono grandi aziende come The Four Seasons, Louis Vuitton e Cartier, nonché interior designer che si rivolgono ad acquirenti privati o residenziali. Secondo Sara Pedrali si tratta di un settore abbastanza uniforme, ma un tema comune a tutte le esigenze dei clienti è il lusso. “Il nostro cliente cerca qualcosa non solo lussuoso, ma anche esclusivo e con un look senza tempo”, afferma.

Barovier&Toso furnace room
La fornace presso la sede centrale di Barovier&Toso. Per gentile concessione di Barovier&Toso.

E’ una qualità insita nel DNA dell’azienda. Davanti alla fornace, dove la fabbricazione avviene dopo la progettazione, l’analisi, la simulazione e la visualizzazione, Pedrali spiega che i metodi di lavoro dei soffiatori di vetro sono rimasti gli stessi: soffiaggio, tornitura e taglio del vetro per ottenere la forma giusta e poi indurire il tutto nel forno. Considerando l’abilità dei dipendenti a utilizzare pratiche che si succedono da due secoli, l’utilizzo di strumenti e tecniche moderne non sarebbe stato un po’ come mettere in discussione la tradizione?

“Alcuni si sono adattati più facilmente di altri”, ha commentato Sara Pedrali, quando le viene chiesto se c’è stata qualche resistenza all’utilizzo del computer o, più recentemente del CAD. “Ma direi che la maggior parte di noi ha accettato il cambiamento con entusiasmo”.

Si è trasformata la fase concettuale del design del vetro piuttosto. Con Fusion 360, Barovier&Toso è in grado di produrre digitalmente un’idea e di modificarla in base alle esigenze del cliente.  Quando si tratta di mostrare al cliente il progetto finale, il team Barovier&Toso può presentare un rendering 3D in Autodesk VRED, mostrandone il design nel contesto, ad esempio in una camera da letto, in uno showroom o nella hall di un hotel.

Barovier&Toso hand drawing
Gli artigiani di Barovier&Toso lavorano ancora con disegni 2D. Per gentile concessione di Barovier&Toso.

Ma anche se i clienti apprezzano i rendering 3D completi, gli artisti di Barovier&Toso che soffiano il vetro hanno ancora bisogno dei disegni 2D per la fabbricazione, facilmente riproducibili da Fusion 360.  La fase della presentazione al cliente genera il materiale di progettazione e non il contrario.

Naturalmente, qualsiasi trucco digitale o nuovo sistema non valgono molto se non fanno la differenza dove conta davvero. Da quando è stato integrato Fusion 360, nonché altri prodotti Autodesk, le vendite sono aumentate, come conferma Sara Pedrali.

Anche Sara Pedrali e il suo team di designer e collaboratori esterni sono entusiasti della velocità e della facilità d’uso, ma la digitalizzazione dell’arte della soffiatura del vetro garantirà a Barovier&Toso di restare in attività per altri 700 anni? Per Sara Pedrali, la risposta è nel modo in cui reagiscono i clienti. “Avere un’immagine reale di qualcosa che è solo un progetto aiuta il cliente a vedere il risultato finale”, dice. “Non c’è bisogno di immaginarlo: lo si può vedere!”.

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